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 Parrocchia di San Sabino
 
Viale Caduti del 28 Luglio 1943 n. 5
 70126 - BARI
 Tel: +39 080 5588183

 
ORARIO CELEBRAZIONI:

 SANTE MESSE

 Orario invernale:

 Giorni feriali: ore 18:30
 Giorni festivi: ore 10:00 - 11:30 - 18:30


 Orario estivo:

 Giorni feriali: ore 19:00
 Giorni festivi: ore 10:00 - 19:00


 
 SANTO ROSARIO

 
Giorni feriali: ore 18,00


 ADORAZIONE EUCARISTICA COMUNITARIA
 
 
Ogni 3° giovedì del mese alle ore 18:00


 
ADORAZIONE EUCARISTICA PERSONALE
 (silenziosa)

 
 
Ogni 1° venerdì del mese dalle 19:00 alle 20:00

 
 CENACOLO DELLE MADRI
 (Ottobre - Maggio)


 Ogni 2° giovedì del mese con i seguenti orari:
 
 ore 19:00 (orario invernale)
 ore 19:30 (orario estivo)



 CONFESSIONI
 
 
Ogni venerdì con i seguenti orari:

 17:00 - 18:00 / 19:00 - 20:00

 Per altri giorni contattare il parroco

 


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VARIAZIONE ORARI SANTE MESSE

Da domenica 30 ottobre, le Messe seguiranno questo orario:

ore 10:00 - ore 11:30 - ore 18:30








(Clicca sull'immagine per scaricare il programma della Quaresima)



Vivere la Fede nell'ascolto della Parola


Commento al Vangelo
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà (Mt 6,18)


Mercoledì delle Ceneri, 1 marzo 2017



Ma da chi noi vogliamo la ricompensa? Questa è la vera domanda a cui ci obbliga il vangelo di oggi. Possiamo tradurre le parole di Gesù in questo modo: che senso ha, che bontà contiene l’atto di fare del bene a un altro per ottenerne il contraccambio? Che senso ha fare delle azioni molto buone per l’altro, se con quelle azioni vogliamo sedurlo, farcelo amico, averlo dalla nostra parte? Che senso ha che un cristiano preghi o digiuni, se poi misura queste azioni sul risultato che potrebbero avere presso gli altri e non in se stesse, davanti a Dio?
Una cartina di tornasole che ci aiuta a discernere se il nostro atteggiamento è evangelico o mondano è il nostro rapporto con la correzione fraterna. Guardare con consapevolezza l’altro e gli altri, non per spiarli ma perché si sente nei loro confronti la responsabilità. Non c’è fraternità senza responsabilità, e siccome oggi siamo carenti di responsabilità, di conseguenza siamo carenti di vera fraternità: scambiamo la fraternità con le emozioni, con il sedurci a vicenda, con atteggiamenti in cui vogliamo l’altro dalla nostra parte, sulle nostre posizioni. Guardare l’altro è un’operazione decisiva nella vita comunitaria cristiana. È un atteggiamento che deve essere assolutamente inciso nella nostra postura cristiana. Certo, si può guardare l’altro con occhio malvagio, avverte Gesù (cf. Mt 6,23; 20,15); ci sono persone che quando guardano un altro mettono – per così dire – gli occhiali da sole, per vedere in lui tutto oscuro o per non vedere affatto; ci sono poi quelli che guardano l’altro già da lui sedotti…
La correzione deve avvenire come frutto della responsabilità che ognuno di noi ha dell’altro, perché l’edificazione di un corpo, di una comunità può avvenire solo se c’è la responsabilità l’uno verso l’altro. La correzione è un vero servizio di amore. Quando però parliamo di correzione dobbiamo stare attenti, perché è un’operazione che richiede molta intelligenza, che esige un ricorso alla ragione, non ai sentimenti o alle emozioni.
Innanzitutto ciò che dice la qualità di una correzione è la sua intenzione: perché noi correggiamo l’altro? Molto, molto prima di correggere dobbiamo stare attenti alla causa che ci spinge a farlo: perché vogliamo correggere l’altro? Senza una risposta evangelica a questa domanda è meglio tacere.
Dal perché si corregge si deve poi passare al contenuto di quello che si dice correggendo l’altro. Correggere l’altro, infatti, non significa dire tutto quello che si vuole. A volte nelle nostre vite sembra che esista solo una polarizzazione tra due estremi: da una parte il mutismo, dall’altra il parlare senza limiti. No, c’è il parlare sapendo ciò che si dice, che non deve rispondere semplicemente all’ultima nostra emozione o alla reazione suscitata dall’aver udito qualcosa che non concorda con il nostro pensiero. Le cose che si dicono hanno un peso. Non si può dire tutto, non è vero che c’è la libertà di dire tutto: bisogna dire ciò che è conforme a una correzione e a un’edificazione dell’altro, non ciò che lo mortifica ancora di più!
Questo è il secondo livello della correzione. Infine, e solo in ultimo luogo, conta anche il modo in cui si fa una correzione. Questo è di ordine molto inferiore, perché dipende molto dal carattere delle singole persone. Non che il modo non debba essere conforme alla correzione, ma è l’ultima cosa: prima vengono il suo perché e il suo contenuto. Altrimenti noi non facciamo un lavoro di correzione e dunque di costruzione di un corpo, bensì un lavoro di disgregazione.
Lo scopo della correzione è camminare insieme nella carità, è apprestare tutto per diventare il corpo di Cristo. Se invece attendiamo una ricompensa oggi dagli altri, non faremo correzione: faremo sempre, in ogni caso, mormorazione, il più grande peccato secondo l’Esodo e secondo tutti i processi con cui si forma e cresce una comunità. Così ci avverte il cammino quaresimale di Israele nel deserto.

(a cura di Enzo Bianchi, priore Comunitò di Bose)





Cercare il Regno di Dio e la sua giustizia è una scelta di libertà, credere che la nostra ricchezza non è in quello che abbiamo nelle mani o in tasca, in quello che ci copre o che sta nello stomaco, ma nell’amore di Dio e del prossimo. La Provvidenza è la strada che alla fine rende il mondo un luogo dove c’è spazio e beni per tutti.

(a cura di don Giovanni Berti)




30 Maggio 2016

Ventitre anni di stola e grembiule...



Auguri don Angelo!

«Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile»  (San Francesco d'Assisi)



ASSOCIAZIONE "GIUSEPPE MOSCATI" ONLUS



ASSOCIAZIONE "G. MOSCATI" ONLUS


Telefono: +39 348 2667445
e-mail: moscationlus@libero.it




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